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STORIA DEL MERLETTO A FUSELLI A VENEZIA

La lavorazione del merletto a fuselli nell’isola di Pellestrina è documentata fin dalla metà del 16° sec, periodo in cui a Venezia venivano stampati numerosi modellari che facevano espressamente riferimento anche a opere a “mazzette”.

In particolare i due libri “Le Pompe” (1557) sono la prima pubblicazione veneziana dedicata esclusivamente ai fuselli e in cui l’autore dimostra buona conoscenza della tecnica, senza dare spiegazioni per l’esecuzione rivolgendosi verosimilmente a merlettaie esperte.

Il fusello, modesto e timido ma distinto, non ha mai prevalso nell’ago, differenziandosi anche nel prezzo, sempre meno caro perché eseguito con molti fili e perciò ritenuto meno laborioso. C’è un periodo (nel XVII sec.) in cui si sviluppa in bellezza, vaporosità, preziosità e virtuosismo, per eseguire dei collari si adoperano fino a 1500 fuselli, si passa dal semplice bordo per camicie e grembiulini a decorazioni importanti su lenzuola, tende e tovaglie.

Raggiunge l’apice quando diventa simbolo di prestigio sociale, la produzione aumenta e le Fiandre producono manufatti di ottima qualità e in così grande quantità da esportare. A Venezia vengono emanate leggi particolarmente severe nei confronti dell’importazione di merletti e  proibiti pizzi fiamminghi sui vestiari.

Merlettaie veneziane esportano in Francia la loro arte e Colbert ha già iniziato la riproduzione dei merletti veneziani. E’ nella seconda metà del XVII secolo che anche i merletti a fuselli si difendono bene, sempre dopo l’ago, fanno invidia al mondo.

Nel settecento alcune donne si organizzano nella vendita del merletto girovagando per la città, ma anche in Lombardia, Friuli e Romagna.

Per arginare l’introduzione e vendita di “merli bianchi e neri di seta ad uso di Fiandra”, il merletto viene, nel 1758, marchiato con sigillo di fabbrica a garanzia di autenticità (un bollo di piombo con il segno di S. Marco). Per la prima volta una produzione di merletti (Ditta Ranieri-Gabrielli) è regolamentata, ma sempre affidata all’attività domestica in casa e negli Istituti. Alla Repubblica di Venezia non piace il trasferimento a Torino dell’Impresa, che dopo 10 anni di lavoro, tutelata dallo Stato, ispezionata ma anche agevolata, imprigiona gli impresari.

Succede anche che alla fine del 700 il gusto della moda cambia, l’Inghilterra impone un foggio semplice, subito adottato dalla Francia con la Regina  Maria Antonietta e imposto in tutta Europa. Scompaiono jabots, cravatte, maneghetti e balze di merletto, si preferiscono tele, veli e garze.

Il merletto torna ad essere una occupazione solo domestica.

Le vicende storiche internazionali, la caduta della Repubblica, e non solo, le malattie, la pellagra, il vaiolo, il colera, si ripercuotono sulle attività economiche, si estinguono mestieri e professioni ma il merletto, pur languendo riuscirà a superare questa fase e rinascerà più avanti.

Tramonta di nuovo, nel 1800, le donne non danno importanza alle trine, la loro mente ed il loro cuore seguono le evoluzioni della vita del tempo, con i loro cari, mariti e figli, esuli, votati alla grande impresa nazionale, aspettano il bollettino di guerra, i proclami del popolo e non il “figurino delle mode”.

L’Inghilterra nel 1810 produce tulle meccanico molto simile a quello fatto a mano con risparmio di tempo e denaro,la Regina Vittoria si sposa con un pizzo meccanico. Il prodotto a mano cerca di stare al passo con quello meccanico, raggiungendo gli stessi rapidi tempi di esecuzione, mantenendo bassi i costi e riesumando “le tecniche sommarie e più rapide del merletto a tombolo”.

Lo scadimento del merletto continuerà fino agli anni settanta, quando la nascita dell’alta moda riproporrà la qualità come prerogativa essenziale di distinzione e di classe.

Nel 1870 arrivano ad una cinquantina le merlettaie nella provincia di Venezia.

Nel 1879 si contano 2708 donne merlettaie così suddivise:

180 a Venezia, 1900 a Pellestrina, 348 a Burano, 50 a Murano, 200 a Chioggia, 30 a Caorle, si risveglia l’interesse per il merletto nell’abbigliamento e nell’arredamento.

Nel 1874 Michelangelo Jesurum e Paulo Fambri affrontano la questione di Pellestrina fondando la Società per la Manifattura Veneziana dei Merletti, devolvendo il 10% del ricavato annuo alle scuole professionali, infatti nel 1877 viene aperta una scuola a Pellestrina e una a Venezia, quest’ultima chiuderà presto per mancanza di allieve, quella di Pellestrina invece darà splendidi risultati. Dopo tre anni è provato che il laboratorio di Pellestrina lavora alla pari della Francia, meglio di Genova e Cantù senza confronto, meglio della Boemia.

Michelangelo Jesurum vuole un rinnovo del merletto, basta al “tutto uguale”, nel 1878 avvia la produzione dei merletti policromi, realizzati a fuselli, con filati di seta dalle delicate colorazioni, gli varranno la medaglia d’oro a Parigi e l’appellativo di “Michelangelo dei Fuselli”. Il fusello si diffonde anche nelle scuole statali di Venezia che nel 1883 conta 2402 merlettaie (esclusa Burano) di cui 1300 fanciulle di età inferiore ai 14 anni.

Mancano statistiche ufficiali in questo fine secolo, di quante merlettaie ci fossero a Pellestrina, ma certo dovevano essere numerosissime stando alle dichiarazioni rilevate dai registri dei ricoveri ospedalieri tra il 1879 e il 1889.

La trasmissione del merletto comunque viene dalle ultraottantenni alle fanciulle, dalle madri alle figlie, per abitudine, con naturalezza.

Dal 1908 le merlettaie, praticamente abbandonate a se stesse, continuano a lavorare in casa, si organizzano aumentando l’antico mestiere di “vendita merletti ambulante”. Con l’arrivo del fascismo, diffidenti verso qualunque struttura politica, tassate in modo gravoso ed ingiusto, si rinchiudono in se stesse, negando la propria professione definendosi ”casalinghe”, tuttavia continuano nelle proprie case..

Esposizione Nazionale delle Piccole Industrie e dell’Artigianato.

Pellestrina rifiuta con la motivazione che si lavora saltuariamente e in poche famiglie e che i Nel 1923 la Camera di Commercio di Firenze invita il Comune di Pellestrina alla Prima pochi lavori vengono acquistati dalla committente “Jesurum”.

E’ nel 1930 che la Scuola Artigiana di Pellestrina regala al Principe del Piemonte alcuni merletti, da qui si riprende, c’è richiesta di merletto per abbigliamento ed arredamento. Il fascismo incoraggia la produzione si fanno mostre, articoli sulle riviste, ma il merletto di Pellestrina ripete se stesso, guardando al passato. Manca lo spirito di esperienze nuove ed emozionanti dell’arte moderna (futurismo, cubismo, surrealismo) forse per l’isolamento reale, Pellestrina rispecchia la mancanza di Guida Artistica riproponendo moduli e stili superati, non tenta di inventare nuovi disegni.

Oggi la donna è cambiata, è sicura, grintosa e combattiva, vuole portare la tecnica del merletto a fuselli ad un livello di valutazione mai verificatosi prima, forma associazioni e organizza mostre, ritiene che quest’arte a volte elogiata, non debba morire anche per rispetto del passato.

TECNICA DEL MERLETTO A FUSELLI O PUNTO VENEZIA

“Il nastrino è appoggiato al disegno solo nei punti dove è segnato un occhiolino, negli altri fa da sé, ed è come una treccia di dieci o dodici fili sostenuta nelle rapide voltate da un filo che la costringe internamente, mentre all’esterno si sviluppa dilatandosi secondo la legge naturale.”

caratterizzato dal sinuoso contorcersi di un nastrino continuo, compatto, a tratti traforato, con elementi floreali stilizzati, simile ad una filigrana. La lavorazione era fitta, tale da copiare il più famoso punto piatto del merletto ad ago, fissata al disegno solo raramente mentre le barrette a due fili collegavano le volute. Gli elementi decorativi venivano creati senza interrompere la “ bisetta” : con alcuni fili del nastrino stesso si delineava il motivo per poi completarlo ritornando indietro e proseguendo la lavorazione del nastrino.

Oggi la tecnica è rimasta pressoché immutata pur con soluzioni e accorgimenti nuovi.

 

 

STORIA DEL MERLETTO AD AGO

Il merletto ad ago nasce a Venezia nella seconda metà del XV sec. tra le nobildonne che esprimevano così la loro creatività.; è di quell’epoca, infatti, il primo documento in cui si cita il “punto in aire”. Si deve poi alle dogaresse dell’epoca la promulgazione di leggi protettive e l’istituzione nel 1595 del primo laboratorio di merlettaie. 

 Nel ‘500 e nel primo ‘600 furono pubblicati a Venezia, da parte di famosi incisori, molti modellari, “libri di disegni per merletti” Alla fine del XVI sec. i merletti divennero accessori di moda molto importanti e quindi iniziò una produzione di enormi proporzioni a Burano. Venezia esportava in tutta Europa e aveva commesse anche dal re di Francia Luigi XIV (collare per la sua incoronazione). 

 La richiesta di trine vaporose portò alla trasformazione del merletto ad ago che abbandonò i grossi rilievi e gli sbari per una leggera rete di fondo, denominata più tardi merletto di Burano per distinguerlo dal classico merletto di Venezia. Nell’ultimo quarto del XVIII sec., nel periodo di decadenza politica e di crisi economica, anche il merletto tornò ad essere un’occupazione domestica.

Nella seconda metà dell’800 si assistette ad un rinnovato interesse per le arti minori in tutta Europa e quindi anche per il merletto ad ago. Con il patrocinio di Adriana Zon Marcello fu aperta una scuola a Burano la cui prima insegnante Anna D’Este aveva appreso la tecnica da un’anziana operatrice Francesca Memo detta “Cencia Scarpariola”.I manufatti prodotti furono apprezzati dalla regina Margherita che accettò la presidenza onoraria della scuola. 

Nel 1883 in Venezia si contavano più di tremila merlettaie che lavoravano a cottimo. Nel primo decennio del ‘900 la grave crisi economica colpì anche il settore del merletto, il mutamento delle mode, la minore disponibilità finanziaria generale, il persistere su modelli del passato, l’altissimo costo rispetto ai pizzi meccanici e chimici portarono a un inevitabile declino.

TECNICA DEL MERLETTO AD AGO

Il merletto ad ago necessita di un disegno su carta che è appoggiato su stoffa e i cui contorni sono passati a punto filza doppio.Questa “orditura”era eseguita a mano, ora si fa a macchina perché a lavoro ultimato è eliminata.

Su questo supporto si inizia il lavoro tendendo il filo tra l’orditura ed eseguendo il punto asola chiamato “sacola”, si forma così la trama del merletto detta “ghipur”. I punti di fondo che si utilizzano per completare il Guipure sono sacola chiara e sacolà fissa, greco, greco da 2 e da 3, greco redin, creme da 7 e da 13, punto tondo, punto formicola.

In seguito si lavorano i collegamenti che legano e riempiono gli spazi tra le forme. Il “Punto Venezia” così chiamato perché ricorda i ponti della città, comprende sbari a tre fili, sbari a riga ornati o meno da picot, rosette, voveti e panetti.

Il “Punto Burano”è invece una rete eseguita con filato sottilissimo che ricorda la rete dei pescatori di Burano.

Si contorna poi il lavoro con il rilievo, cioè un filo più grosso è fissato con minuscoli punti da un filo sottilissimo tutt’intorno ai contorni del disegno. In certi punti del merletto si possono fare degli smerli con picot.

Infine si stacca il lavoro tagliando il filo di ordito tra la carta e la stoffa, si pulisce il merletto dai fili di ordito rimasti e se necessario si uniscono i pezzi eseguiti separatamente.

 

 
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